"... ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti;..." (1Corinzi 1:27)

lunedì 22 agosto 2022

Francesco Forgione l'impostore, in arte Padre Pio

Padre Pio, il giallo delle stimmate

Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani»

Il cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura.

Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell'epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l'anima del defunto. (...) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del '19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo.

Il problema si era presentato al rientro in città della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell'acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell'acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani».

A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l'acido. Ma la perplessità del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna – di nuovo, sotto consegna del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina.

Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest'ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantità enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»... A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare più seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell'una o dell'altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell'imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell'«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l'accaduto.

La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell'estate del '19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l'aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell'autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all'uso cui l'acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d'una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare più nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ».

Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant'Uffizio le deposizioni di entrambi. D'altronde, un po' tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall'«affarismo» dei sangiovannesi, l'arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo.

Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d'accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santità: il sesso e il lucro. E per quarant'anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirà puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell'immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant'Uffizio la questione delle stigmate. Tanto più che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare – nell'archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza una punta d'emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant'Uffizio, era questo lo smoking gun, l'indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All'interno, un unico foglietto autografo, letterina molto più stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo».

Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perché mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l'ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell'affaire l'autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n'era abbastanza per incuriosire un Sant'Uffizio che possiamo immaginare già sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell'attendibilità delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall'autografo di padre Pio. Agli atti del Sant'Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest'ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine».

Sergio Luzzatto

24 ottobre 2007

Fonte

giovedì 18 agosto 2022

CHIESE RIVOLTE AD EST

Articolo del Prof. Adriano Gaspani 

FONTE

L'ORIENTAZIONE ASTRONOMICA DELLE CHIESE CRISTIANE* 

Sin dagli albori del cristianesimo era diffusa la tradizione di orientare i templi, o più in generale i luoghi di culto, verso la direzione est secondo il criterio denominato “Versus Solem Orientem” in quanto, analogamente ai pagani, anche per i "cristiani" (le virgolette sono mie, ndr) la salvezza e la rinascita erano collegate alla generica direzione cardinale orientale. Gesù Cristo aveva come simbolo il Sole (Sol justitiae, Sol Invictus, Sol Salutis) e la direzione est era simbolizzata dalla croce, rappresentazione del simbolo della vittoria. La simbologia solare così direttamente collegata al Cristo richiedeva quindi un’attenta progettazione dei luoghi di culto e un’altrettanto attenta loro orientazione rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali. Nelle Costituzioni Apostoliche (II,7) del IV e V secolo veniva raccomandato ai fedeli di pregare dirigendosi verso l’est e lo stesso celebrante durante l’”Actio Liturgica” doveva parimenti essere rivolto in quella direzione; le Costituzioni Apostoliche, pur non risalendo agli stessi Apostoli, riflettono sicuramente le usanze e le consuetudini più antiche in questo senso. Come conseguenza di tali prescrizioni, tecnicamente si rese necessario progettare e costruire le chiese orientate con l’abside verso oriente e la facciata con la porta d’ingresso in direzione occidentale rispetto al baricentro della costruzione. Una delle personalità più prestigiose che contribuì a diffondere l’idea e l’abitudine di orientare i luoghi di culto verso direzioni solari astronomicamente significative fu Gerberto D’Aurillac, noto anche come Gerberto da Reims, nato intorno nel 937 in Alvernia, nella Francia centrale, e monaco benedettino ad Aurillac e a Reims.

Il Papa Silvestro II (Gerberto d’Aurillac) rappresentato in una lunetta affrescata da un pittore anonimo bergamasco nel XVI sec., presente nel Chiostro Superiore del Priorato di San Giacomo Maggiore a Pontida (BG).

Gerberto, dopo essere stato abate del Monastero di Bobbio nel 983 e poi vescovo di Ravenna, salì alla cattedra di S. Pietro nel 999 d.C. con il nome di Papa Silvestro II, ponendo fine al cosiddetto “Periodo Ferreo del Papato”. Amico di Ottone II e precettore di Ottone III di Sassonia, fu il principale artefice della conversione al Cristianesimo di Stefano I d’Ungheria garantendo vari feudi terrieri in quel paese alle abbazie benedettine. In gioventù, studiò Astronomia, Matematica e Geometria nella Spagna allora quasi interamente occupata dai Saraceni, quindi ebbe numerosi contatti con la Matematica e l’Astronomia araba che a quel tempo era molto sviluppata.


Di lui possediamo molti documenti che tra cui oltre 200 lettere scritte tra il 983 e il 997, il “Tractatus de Astrolabio” e dal 999, anno in cui salì al soglio pontificio, numerose bolle papali da lui emesse. Egli redasse anche il “Geometria” in cui riportò e descrisse un centinaio di soluzioni di vari problemi geometrici e molte loro applicazioni pratiche; soprattutto in questa opera rileviamo l’uso originale dell’astrolabio nella soluzioni di svariati problemi pratici in architettura che contribuirono alla diffusione dell’uso di questo particolare strumento ai fini di stabilire linee e proporzioni astronomicamente significative nelle chiese cristiane medioevali. Fino al 1400-1500 questo testo fu il riferimento ufficiale adottato dai progettisti e costruttori di chiese e cattedrali. In una delle sue bolle papali è raccomandato esplicitamente il criterio “Versus Solem Orientem”, che consiste nell’orientare i luoghi di culto verso la direzione del punto dell’orizzonte in cui il Sole sorge, ed in particolare il criterio “Sol Aequinoctialis”, che utilizza il punto di levata dell’astro diurno quando la sua declinazione è pari a zero, cosa che avviene solamente agli equinozi. In realtà il concetto non era del tutto originale e Mandrieu nel suo “Les Ordines Romani II” riporta questa consuetudine come già seguita da almeno 200 anni prima delle indicazioni di Silvestro II. Non fu però sempre così, infatti per un certo periodo, fino alla seconda metà del 400 d.C. i luoghi di culto furono costruiti con l’abside diretta verso occidente invece che verso oriente. Successivamente, appunto dalla seconda metà del 400, le orientazioni vennero invertite e le chiese furono progettate e costruite con l’abside rivolta ad oriente in modo che sia l’officiante che i fedeli pregassero rivolti nella direzione del sorgere del Sole. Durante l’VIII secolo questa abitudine si interruppe di nuovo per alcuni anni, per venir ripristinata durante i secoli successivi. Le causa di queste inversioni di tendenza non sono note, anche se gli studiosi hanno formulato alcune ipotesi plausibili. Generalmente sono poche le chiese risalenti al periodo in cui avvennero le inversioni della direzione di orientazione sopravvissute fino ai giorni nostri e di cui sia possibile un’accurata misurazione della direzione del loro asse. Nonostante ciò, esistono illustri eccezioni, che conservano la temporanea tradizione di orientare l’abside verso occidente, esse si trovano entrambe a Roma e sono la Basilica di S. Pietro e quella di S. Giovanni in Laterano. Nell’alto Medioevo la costruzione delle chiese, e più generalmente dei luoghi di culto cristiani, era basata su un forte simbolismo mistico: si prevedeva l’orientazione di tutta la costruzione con l’abside ad oriente, meglio ancora se l’asse coincideva con la linea equinoziale. Le ragioni per cui vennero adottati criteri astronomici sia per l’orientazione dell’asse della chiesa sia per la disposizione delle monofore praticate nell’abside maggiore e nelle absidiole laterali furono spesso dettate da esigenze mistiche e simboliche più che reali. Infatti è scritto che la Croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in modo da essere rivolta verso ovest, quindi i fedeli in adorazione devono essere rivolti ad est, che per antica tradizione è la zona della luce e del bene (pars familiaris) in contrapposizione con la “pars hostilis” che identifica la direzione occidentale. Per tradizione Cristo salì in cielo ad oriente dei discepoli ed è consuetudine che cosi facessero anche i Martiri. Sempre secondo la tradizione, l’aurora è il simbolo del Sole della Giustizia che si annuncia e anche il Paradiso Terrestre veniva ritenuto, dai primi cristiani, collocato genericamente ad oriente. Il Concilio di Nicea ribadì chiaramente il criterio “Vesus Solem Orientem”, spesso, sin dalla remota antichità, comune anche ai templi pagani, soprattutto greci. I padri conciliari affermarono nel 325 d.C.: «ecclesiarum situs plerimque talis erat, ut fideles facie altare versa orantes orientem solem, symbolum Christi qui est sol iustitia et lux mundi interentur» (Carolus Kozma “De Papi”, 1861). Dal punto di vista pratico, per quanto concerne le antiche chiese costruite lungo l’arco alpino, talvolta si rilevano orientazioni tali da addensarsi intorno a valori di azimut pertinenti alle direzioni di levata del Sole ai solstizi; altre volte invece gli assi delle navate sono allineati alcuni gradi più a settentrione rispetto alla esatta direzione del punto di levata dell’astro agli equinozi all’orizzonte astronomico locale, che come abbiamo già affermato si colloca esattamente lungo la direzione cardinale est, ovvero alcune antiche chiese alpine risultano generalmente orientate verso taluni punti dell’orizzonte fisico locale, rappresentato dal profilo dell’orografia locale visto dal luogo dove sorgeva l’edificio di culto, nei quali sorgeva il Sole all’alba di un giorno compreso tra la data effettiva dell’equinozio di primavera fino a circa un mese dopo di esso. La spiegazione più razionale di questa deviazione rispetto alla pura ed esatta direzione equinoziale (azimut astronomico pari a 90°), tanto raccomandata ad esempio negli scritti di Guglielmo Dorando da Mende, vescovo del XIII secolo contro, appunto, gli allineamenti solstiziali: «...Debet quoque (ecclesia) sic fundari, ut caput inspiciat versus Orientem... videlicet versum ortum solis, ad denotandum, quod ecclesia quae in terris militat, temperare se debet aequanimiter in prosperis, et in adversis; et not versus solstitialem, ut faciunt quidam», è dovuta alla consuetudine, talvolta seguita, di celebrare solennemente il rito di fondazione del luogo sacro all’alba del giorno di Pasqua. In quel giorno il punto di levata del Sole all’orizzonte naturale locale definiva solennemente la direzione verso cui l’asse della chiesa doveva essere diretto e verso cui l’abside doveva essere costruita. A questo proposito è interessante ricordare quale fosse la procedura pratica normalmente seguita dagli architetti medioevali qualora fosse stata loro commissionata la progettazione di un luogo di culto cristiano.  Nel Medioevo le chiese erano generalmente progettate a forma di croce con l’abside orientata ad est. L’ingresso principale era quindi posizionato sul lato occidentale, in corrispondenza dei piedi della croce, in modo che i fedeli entrati nell’edificio camminassero verso oriente simboleggiando l’ascesa di Cristo sulla Croce. La direzione orientale corrisponde a quel segmento di orizzonte locale in cui i corpi celesti sorgono analogamente, dal punto di vista simbolico, alla stella della nascita di Cristo, nota come “la stella dell’est”. Le chiese dovevano assolvere agli aspetti puramente liturgici quindi le istruzioni che venivano date agli architetti in fase di progettazione si basavano su tutta una serie di indicazioni tratte dalla simbologia liturgica della religione cristiana. Era poi l’architetto ad impiegare Matematica, Geometria e Astronomia al fine di esprimere simbolicamente la funzione liturgica del culto. Il significato metaforico era notevole, infatti la cupola stava sovente a rappresentare la volta del cielo, mentre l’altare simboleggiava la cima della croce di Cristo, posta sulla montagna sacra: il Calvario. L’architetto sfruttava le proprie cognizioni di Astronomia di posizione per ricavare, mediante osservazioni, calcoli e costruzioni geometriche, la direzione di orientazione più opportuna per verificare le specifiche simboliche richieste dai committenti. L’Astronomia però era solo un mezzo per esprimere le funzioni liturgiche e simboliche del monumento. Ma perché l’Astronomia fu così presente nell’architettura sacra cristiana durante il Medioevo? È noto e ben documentato come il solstizio invernale abbia rappresentato, durante l’anno, un momento importante presso quasi tutte le popolazioni antiche, anche al di fuori dell’Europa, tanto da essere commemorato con una festa rituale che prevedeva tutta una serie di riti propiziatori atti ad onorare il Sole e a favorire il ritorno della bella stagione. Il moto apparente del punto di levata del Sole all’orizzonte locale in direzione sud, il suo rallentamento durante i giorni che precedono di poco il solstizio invernale, l’inversione della direzione del moto apparente ed il conseguente progressivo allungamento delle giornate erano un chiaro sintomo che la stagione invernale sarebbe presto terminata e con essa le difficoltà di sopravvivenza. Era il momento della “rinascita del Sole”. Anche la Cristianità fece proprio questo concetto e, secondo le scritture, la nascita di Gesù venne stabilita essere avvenuta proprio in vicinanza della data del Solstizio di Inverno, mentre il suo concepimento fu posto in prossimità dell’equinozio di primavera e la ricorrenza dell’Annunciazione o Incarnazione (25 Marzo) ne celebrava il significato simbolico e liturgico. La conseguenza rituale è che ancora oggi la direzione della levata del Sole al solstizio d’inverno corrisponde grosso modo al sorgere del Sole nel giorno della festa solstiziale cristiana per eccellenza, cioè il Natale. Dopo aver accennato al significato rituale della direzione solstiziale, vediamo ora di mettere in evidenza i significati mistici associati alla direzione equinoziale, soprattutto quella primaverile. Questa direzione potrebbe essere correlata con la data della Pasqua che, come è noto, si celebra la domenica più vicina al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Essendo, però la data della Pasqua mobile rispetto alla data dell’equinozio a causa dei vincoli lunari, l’orientazione in accordo con la posizione del Sole nascente a Pasqua non poteva essere codificata in maniera fissa. Siccome la data della Pasqua può oscillare entro grosso modo 30 giorni oltre l’equinozio di primavera, cioè 1 mese sinodico lunare (29,5306 giorni), la differenza di orientazione rispetto alla linea equinoziale può arrivare fino a circa 18° a nord dell’est. Questo significa che orientazioni comprese tra i 72° e i 90° potrebbero essere correlate con la posizione del sorgere del Sole il giorno di Pasqua dell’anno di fondazione della chiesa.

A causa dell’oscillazione della data della Pasqua rispetto all’equinozio di primavera, il Sole può percorrere sulle Sfera Celeste differenti traiettorie che lo portano a sorgere in un intervallo di azimut astronomico compreso tra 90° (Equinozio di Primavera) e 72° (limite massimo per la Pasqua bassa) che grosso modo corrisponde al 25 Aprile.

Oltre alla direzione del sorgere del Sole a Pasqua esistono anche altri significati mistici che la Chiesa antica collegò alla direzione equinoziale. Tale direzione era correlata anche con la data della ricorrenza detta dell’Incarnazione (o Annunciazione) festeggiata il 25 Marzo, che fino al Concilio di Nicea (325 d.C.), presieduto dall’imperatore romano Costantino il Grande, era ritenuto essere la data dell’equinozio di primavera, in accordo con il calendario giuliano allora ufficialmente accettato dalla Chiesa di Roma.


Distribuzione della declinazione del Sole calcolata per le 1175 date della domenica di Pasqua dal Concilio di Nicea (325 d.C.) fino all’anno 1500.

Dal punto di vista astronomico la data equinoziale corretta era invece il 20 Marzo (alle ore 11:54 di Tempo Universale), la data del 25 Marzo era corretta al tempo di Giulio Cesare, ma il problema sarebbe stato risolto solamente nel 1582 con la riforma gregoriana del calendario. Nel 1001 d.C. la data astronomica dell’equinozio cadde il 15 Marzo, nel 1401 il 12 del mese e dopo la riforma si passò per decreto papale al 21 Marzo. I quattro giorni di differenza tra il 21 e il 25 implicavano circa 3 gradi di errore sistematico nella definizione della corretta direzione della linea equinoziale qualora l’architetto incaricato della costruzione avesse deciso di orientare l’asse della chiesa osservando la direzione del Sole nascente all’alba del giorno dell’equinozio di primavera indicato dal calendario, senza eseguire alcuna rilevazione astronomica sperimentale della corretta direzione equinoziale. Alla luce di questi fatti è quindi importante cercare di capire come i criteri suggeriti da Gerberto d’Aurillac e dalle usanze più antiche furono messi in pratica dagli architetti e dai progettisti dei luoghi di culto dal Medioevo. L’orientazione rigorosa di una costruzione lungo la direzione equinoziale era, dal punto di vista operativo, un problema di non facile soluzione. La metodologia più moderna disponibile durante il Medioevo è quanto riportato dal “Geometria” di Gerberto d’Aurillac oppure nel “De Architettura” di Vitruvio o nel “De limitibus constituendi” di Igino il Gromatico o addirittura nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio e le necessarie conoscenze astronomiche erano per lo più bagaglio culturale degli esponenti del clero sia monastico che secolare. In realtà, durante il Medioevo l’orientazione equinoziale dei luoghi di culto era fortemente consigliata, ma non era precetto da rispettarsi in maniera rigida e dogmatica, quindi esistono chiese con orientazione differente da quella prevista dal criterio “Sol Aequinoctialis”, ma generalmente, salvo qualche caso per la verità molto interessante, l’orientazione rimaneva coerente con il criterio “ad Solem Orientem”. Inizialmente era necessario disporre di una semplice, ma efficiente, strumentazione atta ad individuare la direzione cercata, in secondo luogo era richiesta l’applicazione di un procedura di lavoro, basata su semplici ed elementari cognizioni di Geometria e di Astronomia di posizione, ma capace di condurre a risultati corretti, ed infine erano richieste una o più persone capaci di portare a termine l’operazione in maniera sufficientemente accurata, essendo nel contempo capaci di eseguire le osservazioni astronomiche necessarie ad acquisire i riferimenti basilari per la corretta esecuzione del loro lavoro. Come abbiamo detto, durante il medioevo l’edificazione di una chiesa doveva soggiacere a regole ben precise di orientazione del suo asse ingresso-abside, ma anche nello stabilire il periodo in cui il rito di fondazione doveva essere celebrato. Guido Bonatti da Forlì, matematico, astronomo e astrologo attivo a Parigi durante il XIII secolo, nel suo “Decem continens tractatus astronomiae”, di cui si dispone di un’edizione pubblicata a Venezia nel 1506, mette in evidenza che le chiese, essendo centri di potere divino, dovevano essere innalzate secondo scrupolose regole rituali seguendo il corso dei cieli e che dovevano essere edificate quando si verificano talune congiunzioni astrali favorevoli. In particolare l’epoca di fondazione delle chiese era scelta in accordo con la levata all’orizzonte, per la prima volta durante l’anno, delle stelle della costellazione dell’Ariete, quindi il periodo scelto era di poco successivo all’equinozio di primavera ed era in accordo con le regole astronomiche della celebrazione della Pasqua cristiana. La ragione non era solo mistica, ma rispondeva anche a due esigenze pratiche ben precise, la prima delle quali era rappresentata dal fatto che quello era il periodo in cui il gelo e le piogge invernali cessavano ed il terreno diventava più morbido consentendo agli operai di lavorare agevolmente, l’altra era di avere a disposizione un lungo periodo di tempo, fino al successivo inverno, per portare a termine i lavori di edilizia, in modo tale che la costruzione potesse essere completata o quasi prima dell’arrivo della brutta stagione. Talvolta anche l’anno in cui i lavori dovevano iniziare era scelto con cura in funzione di particolari eventi astronomici favorevoli ai quali gli astrologi attribuivano grande significato. Nel 1406, Jean Ganivet scriveva: « Si velis aedificare aedificium duraturum, considera in fundazione stallas fixas in primario et conferas eis planetas benevolos » (Jean Ganivet, “Coeli enarrant”, Lione 1406) « Se vuoi edificare un edificio durevole, nella fondazione osserva primariamente le stelle fisse e paragona ad esse i pianeti benevoli». Quindi non solo la levata eliaca delle stelle dell’Ariete definiva il periodo stagionale più favorevole, ma le posizioni planetarie, soprattutto quelle di Marte e Giove, nelle costellazioni zodiacali stabilivano gli anni più adatti per l’edificazione degli edifici sacri, soprattutto quelli di rilevante importanza. La conseguenza è che nessuno dei luoghi di culto medioevali sorse secondo criteri casuali, ma ciascuno venne edificato seguendo i canoni costruttivi e soprattutto di orientazione, che ribadivano la tradizione diffusa di orientare i templi o più in generale i luoghi di culto verso la direzione cardinale est (Versus Solem Orientem) ed in particolare verso il punto di levata del Sole agli equinozi (Sol Aequinoctialis). La rigorosità nell’orientazione è un elemento che però andò decadendo nel tempo, attraverso i secoli. L’analisi dell’orientazione degli assi dei luoghi di culto medioevali presenti lungo l’arco alpino, rispetto alla direzione del meridiano astronomico locale, ha messo in evidenza una correlazione tra la data di edificazione della chiesa e l’ampiezza della distribuzione delle orientazioni rilevate sperimentalmente. Le chiese costruite prima del 1500 sono caratterizzate da una orientazione molto accurata, mentre da 1500 in poi, fino al 1700, l’orientazione diviene meno precisa fino ad arrivare al 1700 epoca dalla quale in poi i luoghi di culto tendono ad essere orientati in maniera quasi casuale. Questo è evidente soprattutto nei borghi, mentre le chiese isolate nelle vallate rimangono ancora abbastanza ben orientate anche nel XVIII secolo. La spiegazione di questo fatto è abbastanza intuitiva. Prima del 1500, non essendo diffuso in architettura l’uso della bussola, era necessario utilizzare le osservazioni astronomiche per determinare le linee equinoziale e meridiana. Successivamente l’uso della bussola produsse chiese orientate secondo la direzione del punto cardinale est magnetico che differiva in maniera variabile nel tempo dall’est astronomico a causa della declinazione magnetica locale e della sua variazione; tali discrepanze possono essere attualmente misurate e i moderni computer consentono di ricostruire le direzioni astronomiche fondamentali per un certo luogo, nei tempi passati. Nonostante la minor cura che l’uso della bussola richiedeva per allineare i costruendi edifici di culto, l’orientazione astronomica secondo il criterio “Ab Solem Orientem” era ancora importante per gli ecclesiastici tanto che negli atti delle visite pastorali del Card. Federico Borromeo (1606) al folio 353v del vol. 16 ADSM si legge “Ecclesia Praedicta Orientem Spectat” in realazione alla pieve di Porlezza (CO).

(Nota mia: *CATTOLICHE, NON CRISTIANE) 


Dopo aver letto questo articolo, facciamo alcune considerazioni, Bibbia alla mano.

La domanda che ci dobbiamo porre è: Dio ha ordinato da qualche parte di guardare ad est o ad ovest? L'altra domanda è: Dio ha veramente ordinato di adorare il sole visto che questo viene paragonato a Gesù Cristo? 
Vediamo la Scrittura cosa dice. 

Venticinque uomini che adorano il sole rivolti a est

Ezechiele 8:15  Quindi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? Tu vedrai abominazioni ancora più grandi di queste». 16  Allora mi condusse nel cortile interno della casa dell'Eterno; ed ecco, all'ingresso del tempio dell'Eterno, fra il portico e l'altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio dell'Eterno e la faccia rivolta a est, che adoravano il sole a est. 17  Poi mi disse: «Hai visto, figlio d'uomo? È forse piccola cosa per la casa di Giuda commettere le abominazioni che commette qui? Essi infatti hanno riempito il paese di violenza e mi hanno ripetutamente provocato ad ira. Ed ecco, si portano il ramo al naso. 18  Perciò anch'io agirò con furore; il mio occhio non avrà compassione e non userò alcuna pietà. Anche se faranno pervenire alte grida ai miei orecchi, non li ascolterò».

Dio ordina a Mosè di costruire il Tabernacolo o tenda di convegno.

Esodo 25: 8 Mi facciano un santuario, perché io abiti in mezzo a loro. 9 Voi lo farete secondo tutto quello che io ti mostrerò, sia per il modello del tabernacolo che per il modello di tutti i suoi arredi.(...) 40  E vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte».

Esodo 26: 22  Per la parte posteriore del tabernacolo, verso ovest, farai sei assi. (...) 26 Farai anche delle traverse di legno d'acacia: cinque per le assi di un lato del tabernacolo, 27 cinque traverse per le assi dell'altro lato del tabernacolo e cinque traverse per le assi della parte posteriore del tabernacolo, a ovest.

Esodo 27: 13  La larghezza del cortile, sul lato est, sarà pure di cinquanta cubiti. 14  Da un lato della porta d'ingresso ci saranno quindici cubiti di tendaggi, con le loro tre colonne e le loro tre basi; 15  e dall'altro lato ci saranno pure quindici cubiti di tendaggi con le loro tre colonne e le loro tre basi. 16  Per la porta d'ingresso del cortile ci sarà una cortina di venti cubiti, di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto, il lavoro di un ricamatore, con le loro quattro colonne e le loro quattro basi. 

Numeri 3: 38  Davanti al tabernacolo, sul lato est, di fronte alla tenda di convegno, verso il sol levante, dovevano accamparsi Mosè, Aaronne e i suoi figli; essi avevano la cura del santuario assolvendo le obbligazioni dei figli d'Israele; ma ogni altro estraneo che si fosse avvicinato sarebbe stato messo a morte.

Quindi abbiamo visto che la porta d'ingresso del Tabernacolo era rivolta ad est mentre l'altare era dalla parte posteriore, ad ovest.

Deuteronomio 4:15  Poiché dunque non vedeste alcuna figura il giorno che l'Eterno vi parlò in Horeb dal mezzo del fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, 16  perché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, nella forma di qualche figura: la rappresentazione di un uomo o di una donna, 17  la rappresentazione di un animale che è sulla terra, la rappresentazione di un uccello che vola nel cielo, 18  la rappresentazione di ogni cosa che striscia sul suolo, la rappresentazione di un pesce che è nelle acque sotto la terra; 19  perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto cioè l'esercito celeste, tu non sia attirato a prostrarti davanti a queste cose e a servirle, cose che l'Eterno, il tuo DIO, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli; 20  ma l'Eterno ha preso voi e vi ha fatto uscire dalla fornace di ferro, dall'Egitto, per essere suo popolo, sua eredità, come siete oggi.

Deuteronomio 17: 2  Se si trova in mezzo a te, in una delle città che l'Eterno, il tuo DIO, ti dà, un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi dell'Eterno, il tuo DIO, trasgredendo il suo patto, 3  e che vada a servire altri dèi e si prostri davanti a loro, davanti al sole o alla luna o a tutto l'esercito celeste, cosa che io non ho comandato, 4  e ti è stato riferito e ne hai sentito parlare, allora investiga diligentemente; e se è vero e certo che tale abominazione è stata commessa in Israele, 5  farai condurre alle porte della tua città quell'uomo o quella donna che ha commesso quell'azione malvagia, e lapiderai con pietre quell'uomo o quella donna; così moriranno.

Alla luce della Scrittura i veri credenti in Cristo devono essere consapevoli che tutto questo zelo della Chiesa Cattolica nel rivolgersi ad est in adorazione al sole non ha niente a che vedere con Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, e non viene da Dio, ma dal Suo avversario, Satana. 

Finisco con questo eloquente capitolo della Parola di Dio:

Apocalisse 18:1 Dopo queste cose, vidi scendere dal cielo un altro angelo che aveva una grande potestà; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. 2  Egli gridò con forza e a gran voce, dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata una dimora di demoni, un covo di ogni spirito immondo, un covo di ogni uccello immondo ed abominevole. 3  Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino dell'ardore della sua fornicazione, i re della terra hanno fornicato con lei e i mercanti della terra si sono arricchiti a motivo del suo sfrenato lusso». 4  Poi udii un'altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe, 5  perché i suoi peccati si sono accumulati e sono giunti fino al cielo, e Dio si è ricordato delle sue iniquità. 6  Rendete ciò che essa ha fatto a voi, anzi rendetele il doppio secondo le sue opere; nella coppa in cui ha versato, versatele il doppio. 7  Nella misura che essa ha glorificato se stessa e ha vissuto nelle delizie, nella stessa misura datele tormento e cordoglio, poiché essa dice in cuor suo: "Io seggo come regina, non sono vedova e non vedrò mai cordoglio". 8  Per questo, in uno stesso giorno, verranno le sue piaghe: morte, cordoglio e fame, e sarà interamente consumata col fuoco, poiché potente è il Signore Dio che la giudicherà». 9  E i re della terra, che hanno fornicato e sono vissuti nelle delizie con lei, la piangeranno e faranno lamento per lei, quando vedranno il fumo del suo incendio; 10  essi se ne staranno lontani per timore del suo tormento e diranno: «Ahi! Ahi! Babilonia, la grande città, la potente città, perché il tuo giudizio è venuto in un momento!». 11  Anche i mercanti della terra piangeranno e si lamenteranno per lei, perché nessuno compera più le loro merci: 12  merci d'oro e d'argento, di pietre preziose e di perle, di bisso e di porpora, di seta e di scarlatto, e ogni sorta di legno profumato, ogni specie di oggetti d'avorio e di legno preziosissimo, di bronzo, di ferro e di marmo, 13  e cinnamomo, profumi, olii odorosi, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, pecore, cavalli, carri, corpi e anime umane. 14  I frutti che la tua anima tanto desiderava si sono allontanati da te, e tutte le cose ricche e splendide si sono allontanate da te e tu non le troverai mai più. 15  I mercanti di queste cose, che erano stati arricchiti da lei, se ne staranno lontani per timore del suo tormento, e piangeranno e si lamenteranno, 16  dicendo: «Ahi! Ahi! La grande città che era vestita di bisso, di porpora e di scarlatto, e adorna d'oro e di pietre preziose e di perle. Una così grande ricchezza è stata distrutta in un momento!». 17  Tutti i capitani, tutti i passeggeri e i naviganti e tutti quanti commerciano per mare se ne staranno da lontano 18  e, vedendo il fumo del suo incendio, grideranno: «Quale città era simile alla grande città?». 19  E si getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangendo e lamentandosi, dicendo: «Ahi! Ahi! La grande città in cui tutti coloro che avevano navi sul mare si erano arricchiti della sua magnificenza, perché è stata devastata in un momento! 20  Rallegrati su di essa, o cielo, e voi santi apostoli e profeti perché Dio, giudicandola, vi ha fatto giustizia». 21  Poi un angelo potente sollevò una pietra dalle dimensioni di una grossa macina e la gettò nel mare, dicendo: «Con lo stesso impeto sarà scagliata Babilonia la grande città, e non sarà più ritrovata; 22  e non si udrà più in te il suono degli arpisti, dei musicisti e dei suonatori di flauto e di tromba, non si troverà più in te alcun esperto di qualsiasi arte, e non si udrà più in te rumore di macina. 23  In te non brillerà più luce di lampada e non si udrà più in te voce di sposo e di sposa, perché i tuoi mercanti erano i magnati della terra e perché tutte le genti sono state sedotte dalle tue malìe. 24  E in essa è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra».

venerdì 12 agosto 2022

COME IL VATICANO CREÒ L'ISLAM


Il conflitto tra mondo occidentale ed islamico fa parte di un piano ben preciso, per imporre agli uomini di conformarsi alle religioni ufficiali, le quali con spirito ecumenico prepareranno la strada alla creazione di un Governo Unico Mondiale e ad una Religione Unica Mondiale.

Leggiamo ora la sconcertante storia raccontata dall'ex sacerdote gesuita Alberto Rivera da parte del Cardinale Bea, quando Rivera faceva ancora parte dell'ordine gesuita. Anche se, com'è ovvio, questa è un'informazione super sensibile e mette a nudo il Vaticano ed i suoi piani nefasti durante i secoli. Inutile quindi dire che Rivera è stato vittima di terribili attacchi mediatici, ma come vedremo più avanti la sua testimonianza sembrerebbe molto attendibile.

Nell'introduzione del testo riportato si legge:

"Questa informazione proviene dal signor Alberto Rivera, ex sacerdote gesuita, dopo la sua conversione al cristianesimo protestante. È un estratto da Il Profeta, pubblicato da Chick Publications PO Box 662, Chino CA 91708. Dalla sua pubblicazione e dopo vari tentativi falliti contro la sua vita, si dice che morì all'improvviso per un'intossicazione alimentare. La sua testimonianza non deve passare sotto silenzio. Il Dr. Rivera continua a parlarci".

MORTE DI ALBERTO RIVERA

Un portavoce molto vicino a Rivera, ha dichiarato: "desideriamo informarvi che il 20 giugno 1997, il caro fratello nel Signore, Alberto Rivera è stato avvelenato, e la chiesa del nostro Salvatore, ha perso un altro santo da mani criminali. Alberto è stato ucciso nella sua congregazione da persone che conosceva. Queste persone erano vestiti da santi dell'Altissimo, e svolto il ruolo di santi, al fine di uccidere e distruggere i santi che amano la parola di Dio. Alberto Rivera, che è stato diffamato e calunniato molte volte, e molte altre è sfuggito a vari tentativi di essere ucciso alla fine è caduto nelle mani dei suoi carnefici. Possiamo dire senza timore di smentita, che ha dato la sua vita per difendere ardentemente la fede una volta trasmessa ai santi."

La morte "misteriosa" non sorprende, non è certo il primo e non sarà nemmeno l'ultimo.

IL PROFETA MAOMETTO

L'inclinazione naturale della gente, anche di diversa origine, è quella di vivere in pace e comportarsi bene a partire dalle basi comuni umane; ma nel momento in cui si istigano certe condizioni, queste provocano conflitti e guerre.
Quanto segue è un buon esempio di detti scenari diabolici dietro le quinte, portati a termine da coloro che sono rimasti opportunamente nell'ombra a manovrare il "gioco".

Vediamo quindi il racconto di Alberto Rivera:

"Ciò che racconterò mi è stato confidato in riunioni segrete realizzate in Vaticano dove io esercitavo ancora come sacerdote gesuita, sotto giuramento e convinzione. Un gesuita cardinale che si chiama Augustine Bea mi rivelò quanto i Cattolici Romani, alla fine del terzo secolo, desideravano ardentemente Gerusalemme visto il suo significato religioso e la sua posizione strategica: la Città Santa era considerata come un tesoro inestimabile. Allora bisognava sviluppare un Piano per convertire Gerusalemme in una città cattolica romana. La grande fonte di risorse umane per portare avanti questo piano sarebbero stati i discendenti di Ismaele.

I poveri Arabi caddero vittime dei piani più astuti mai disegnati dai Poteri dell'Oscurità.

I primi cristiani andavano per il mondo a predicare il Vangelo e fondavano piccole chiese, ma trovavano sempre molta opposizione.
Sia gli Ebrei sia il governo di Roma perseguitavano i veri credenti cristiani e combattevano per arrestare la loro espansione.
Fino a quando gli Ebrei si ribellarono a Roma e nell'anno 70 d.C. gli eserciti romani comandati dal generale Tito attaccarono Gerusalemme e distrussero il grande tempio ebraico, cuore del culto ebraico. Questo fu il "compimento" della profezia di Gesù in Matteo 24.2 (E Gesù disse: Non vedete tutto questo? In verità vi dico: non rimarrà nessuna pietra, tutto sarà distrutto).
Su questo luogo santo, dove prima si trovava il Tempio, la Cupola della Roccia si trasformava nel secondo luogo più sacro al mondo di fede islamica.
Si avvicinavano venti di cambiamento: corruzione, apatia, avidità, crudeltà, perversione e ribellione erodevano l'Impero romano. Tutto era sul punto di collassare. La persecuzione contro i Cristiani era inutile poiché continuavano a donare le loro vite per il Vangelo di Cristo.
L'unica forma con cui Satana poteva fermare quest'impulso, era creare un falso "Cristianesimo" per distruggere l'opera di Dio.
La soluzione stava a Roma. La sua religione doveva provenire dall'antica Babilonia, e tutto quello che era necessario per pulire l'immagine. Questo non è successo dalla notte alla mattina, iniziò però dagli scritti dei "primi Padri della Chiesa".
Fu attraverso questi scritti che una nuova religione iniziò a consolidarsi. La statua di Giove in Roma fu poi rimpiazzata con quella di San Pietro e quella di Venere dalla Vergine Maria. Il luogo scelto come sede si trovava su una delle sette colline, il Vaticanus - il luogo del serpente marino dove si erge il Tempio satanico di Giano"
(Nota del traduttore: Vaticanus, in latino, Centro di Indovini, Centro di Divinazioni. Il signor Alberto Rivera la definisce l'Officina di Satana sulla Terra).
"La grande falsa religione - Il CATTOLICESIMO ROMANO - anche conosciuta come "LA RELIGIONE DEI MISTERI, LA GRANDE BABILONIA, MADRE DI TUTTE LE PROSTITUTE E ABOMINI DELLA TERRA" (Apocalisse 17:5), fu creata per bloccare il Vangelo, massacrare i credenti cristiani, instaurare religioni, creare guerre e far sì che le nazioni si ubriacassero con il vino della loro fornicazione come vedremo dopo.
Le principali tre religioni hanno un denominatore comune - ognuna ha il suo luogo santo verso cui dirigere lo sguardo in cerca della guida e dell'illuminazione. I cattolici romani hanno il Vaticano come Città Santa. Gli Ebrei il Muro del Pianto in Gerusalemme e i musulmani hanno La Mecca.
Ogni gruppo crede di ricevere un certo tipo di benedizioni per il resto della vita se visitano il rispettivo luogo santo.
I primi tempi dell'Islam, i visitatori portavano regali alla "Casa di Dio" e i custodi della Kaaba erano gentili e ospitali. Alcuni portavano i loro idoli e per non offendere quei guardiani, li deponevano all'esterno del tempio.
Si dice che gli Ebrei vedevano la Kaaba come un tabernacolo remoto del Signore e lo veneravano fino a quando non ha iniziato a essere profanato con idoli.

Parte del tesoro della Kaaba e le offerte furono poi gettate in un pozzo (lo Zamzam) riempito poi di sabbia ed esso scomparve.
Permisero però che l'adorazione del dio moabita "Hu-Bal" - B-ALÁ, BAAL continuasse nella Kaaba.
Col passare degli anni, un certo Adb al-Muttalib ebbe una visione in cui vedeva dove si trovavano il pozzo e il suo tesoro. Divenne allora l'eroe della Mecca e fu destinato a essere il nonno di Maometto.
Prima di questo, Agostino era divento "Vescovo" in Africa del Nord ed era molto bravo nel convertire arabi al Cattolicesimo Romano, anche con i membri di tutte le tribù. Tra questi Arabi convertiti al Cattolicesimo che iniziò a svilupparsi il concetto di un Profeta arabo.
Il padre di Maometto muore di malattia. Le grandi famiglie arabe, inviavano in luoghi come La Mecca, i loro figli maschi nel deserto per essere educati e a prendersi cura di tribù beduine, evitando così le piaghe delle città.

Poco tempo dopo morirono anche la madre e il nonno di Maometto. Egli era rimasto a carico di suo zio. Un monaco cattolico scopre il suo "destino" e avverte lo zio di Maometto:

"Porta il figlio di tuo fratello nel suo paese e proteggilo dagli Ebrei, perché per Dio, se lo vedono e arrivano a sapere quello che io so, pianificheranno che il male contro di lui. Grandi cose attendono il figlio di tuo fratello".

Il monaco cattolico romano aveva acceso la fiamma delle future persecuzioni ebree per mano dei seguaci di Maometto.
Il Vaticano desiderava (e continua a farlo) Gerusalemme a tutti i costi visto la sua importanza religiosa, però questa era bloccata dagli Ebrei.
Un altro problema erano i veri cristiani dell'Africa del Nord, predicatori del Vangelo. Il cattolicesimo romano stava potenziandosi e non tollerava nessun tipo di opposizione.
In qualche modo, il Vaticano doveva creare un'arma per eliminare sia gli Ebrei sia i veri credenti che rifiutavano di accettare il cattolicesimo romano. Posero gli occhi sull'Africa del Nord e videro le moltitudini di Arabi come fonte di mano d'opera per fare il lavoro sporco.
Alcuni Arabi si erano convertiti al Cattolicesimo romano. Il loro utilizzo sarà di informare i loro capi a Roma; altri dovranno creare una rete di spionaggio segreto con il fine di mettere in moto il Piano Maestro di Roma sul controllo delle grandi moltitudini arabe che rifiutavano il cattolicesimo.
Quando apparve sulla scena Sant'Agostino sapeva cosa era in gestazione. I suoi monasteri servirono da base per cercare e distruggere i manoscritti biblici che appartenevano ai veri cristiani.
Il Vaticano desiderava creare un Messia per gli Arabi, qualcuno che potessero innalzare come gran leader, un uomo con carisma che potessero allenare e con il tempo potesse unire a lui gli Arabi in un potente esercito che arrivasse a conquistare Gerusalemme per il Papa. [...]

Una donna araba ricca, fedele seguace del Papa, ebbe un ruolo di grandissima importanza in questo dramma. Era una vedova che si chiamava Khadijah. Aveva donato la sua ricchezza alla Madre Chiesa e si era ritirata in un convento.
La sua missione era trovare un giovane brillante che il Vaticano potesse usare per creare una nuova religione e diventare il messia per i figli di Ismaele.
Khadijah aveva un cugino, Waraquah, che come lei era un cattolico molto fedele. Aveva un'influenza potente su Maometto. Inviarono maestri a Maometto che fu sottoposto a un allenamento intensivo.
Egli divorò le opere di Sant'Agostino che lo prepararono alla "grande chiamata". Seguendo gli ordini del Vaticano, gli Arabi cattolici dell'Africa del Nord, iniziarono a propagare la storia che un grande uomo si sarebbe elevato tra i popoli e sarebbe stato il prescelto dal suo Dio.
Nel frattempo dicevano a Maometto che i suoi nemici erano gli Ebrei e che i cattolici erano i cristiani veri e che gli altri che si autodefinivano cristiani erano empi impostori e figli del diavolo e dovevano essere distrutti. Molti musulmani credettero in questo.
Quando Maometto iniziò a ricevere le sue "rivelazioni divine" Waraquah, il cugino cattolico di sua moglie, lo aiutava a interpretarle. A partire da queste rivelazioni nacque il Corano.
Il quinto anno della sua missione iniziò una forte persecuzione contro i suoi seguaci perché si rifiutavano di adorare gli idoli della Kaaba.
Maometto li inviò in Abissinia dove il Negus, il re cattolico romano, accettò di riceverli e di proteggerli poiché condividevano gli insegnamenti sulla Vergine Maria tanto influenzati dalla dottrina cattolica romana.
Maometto poi conquistò La Mecca e la Kaaba fu depurata dagli idoli.
La storia prova che prima che esistesse l'Islam, i Sabei di Arabia adoravano il dio Lina, sposo della dea Sole. Essi diedero vita a tre dee che furono onorate da tutto il mondo arabo come "le Figlie di Allah". Un idolo trovato a Hazor in Palestina negli anni '50 mostra Allah seduto su un trono con la luna crescente sul petto.
Maometto afferma di aver ricevuto una visione di Allah che diceva: "Tu sei il messaggero di Allah".

A questo punto inizierebbe la sua carriera da profeta e continuò a ricevere messaggi.
Infatti quando Maometto morì, la religione dell'Islam stava espandendosi. Le tribù nomadi arabe iniziavano a unire le forze in nome di Allah e del suo Profeta Maometto.
Alcuni degli scritti di Maometto furono inseriti nel Corano e altri non furono mai pubblicati; rimasero nelle mani di uomini santi dell'alta gerarchia (ayatollah)".
Quando il cardinal Bea condivise con noi questa informazione sul Vaticano, disse:

"Questi scritti rimangono conservati perché contengono informazioni chiave sui vincoli del Vaticano e la creazione dell'Islam".

Se fossero esposti, ognuna delle parti possiede molte informazioni sulla parte opposta. Questo potrebbe generare uno scandalo che porterebbe al disastro tutte e due le religioni.
Nel suo libro santo "il Corano", Gesù è visto come un profeta. Se il Papa era il rappresentante di Dio sulla Terra avrebbe dovuto essere anche lui un profeta di Dio. Questo fece sì che i seguaci di Maometto temessero e rispettassero il papa come un altro "uomo santo".
Il Papa si mosse rapidamente ed emise delle bolle dando carta bianca ai generali arabi per invadere e conquistare le nazioni del Nord Africa.

Il Vaticano aiutò a finanziare quegli eserciti di massa islamici in cambio di tre favori:

Eliminare gli Ebrei e I cristiani (I veri credenti che loro chiamavano infedeli);

Proteggere i monaci agostiniani e i cattolici romani;

Conquistare Gerusalemme per "Sua Santità" del Vaticano.

Con il passare del tempo, l'Islam diventò molto potente.
Gli Ebrei e i veri cristiani erano stati assassinati e Gerusalemme cadde nelle sue mani. Curiosamente in questo periodo, i cattolici e i luoghi sacri non furono attaccati. Però quando il Papa reclamò Gerusalemme, fu sorpreso dalla risposta negativa!
I generali arabi avevano avuto un gran successo militare che nemmeno il papa poteva intimidirli - adesso niente poteva opporsi ai loro piani.
Sotto la direzione di Waraquah, Maometto lasciò scritto nel Corano la grande menzogna: Abramo aveva offerto in sacrificio Ismaele. La Bibbia dice chiaramente che Isacco era da sacrificare, ma Maometto cancellò il nome di Isacco e lo sostituì con Ismaele.
Il risultato di quest'atto e la visione di Maometto, fu che i fedeli musulmani costruirono una moschea, la cupola della Roccia, in onore di Ismaele sullo stesso luogo del tempio ebraico che era stato distrutto nel 70 d.C., trasformando Gerusalemme nel secondo luogo santo più importante della fede dell'Islam. Come potevano dare al Papa un luogo così santo senza creare una ribellione?
Il Papa percepì che ciò che aveva creato era fuori controllo quando seppe che i musulmani definivano infedele "Sua Santità". I generali musulmani erano determinati a conquistare il mondo per Allah e misero gli occhi sull'Europa.
Gli ambasciatori islamici si avvicinarono al Papa in Vaticano e chiesero bolle papali per invadere i paesi europei. Il Vaticano era furioso: la guerra era inevitabile. I poteri temporali e il controllo del mondo appartenevano al Papa.
Questi non avrebbe pensato mai di condividerlo con coloro che considerava "empi".

Il Papa riunì i suoi eserciti e li chiamò Crociati per evitare che i figli di Ismaele conquistassero l'Europa cattolica.
Le Crociate durarono secoli e Gerusalemme scivolò dalle mani del Papa. La Turchia cadde, e Spagna e Portogallo furono invase dalla e le forze islamiche. In Portogallo misero "Fatima" in un villaggio tra le montagne in onore della figlia di Maometto.
Anni dopo, quando gli eserciti musulmani erano pronti nelle isole di Sardegna e Corsica per invadere l'Italia, si presentò un problema serio. Era ora di negoziare la pace. Uno dei negoziatori fu Francesco d'Assisi.
Il risultato delle negoziazioni fu il permesso dato ai Musulmani di occupare la Turchia in un "mondo cristiano" e ai cattolici di occupare la Libia in un "mondo arabo". Fu permesso ai musulmani di costruire moschee nei paesi cattolici senza interferenze sempre che il cattolicesimo potesse fiorire nei paesi arabi.
Il cardinale Bea ci disse che i musulmani e i cattolici si misero d'accordo per bloccare e distruggere i mutui nemici: i missionari cristiani credenti nella Bibbia.
Con questi concordati, Satana bloccò l'accesso alle scritture e alla verità sui figlio di Ismaele.
Tutta la comunità islamica vede i missionari credenti come diavoli che vanno ad avvelenare o distruggere i figli di Allah. Questo spiega perché di anni di ministero senza frutti in quei paesi.
Il Vaticano diede vita a una campagna di odio tra gli Arabi musulmani e gli Ebrei. Prima di tutto questo i due popoli convivevano pacificamente. Si mantenne un fermo controllo sui musulmani, dall'ayatollah ai sacerdoti, dal monaco alla monaca islamica.
Il passo seguente era controllare l'Islam. Nel 1910, il Portogallo stava diventando socialista. Dappertutto apparivano bandiere rosse. La chiesa cattolica affrontava un grande problema. Sempre più cittadini erano contro la Chiesa.
I Gesuiti volevano coinvolgere la Russia e ubicare questa visione a Fatima avrebbe potuto giocare un ruolo importante per avvicinare l'Islam alla Madre Chiesa. Nel 1917, la Vergine apparve a Fatima. L'apparizione della Madre di Dio ebbe un tremendo successo e la vide una immensa moltitudine. Il risultato fu che i socialisti del Portogallo subirono una grande sconfitta.
I Cattolici del mondo cominciarono a pregare per la conversione della Russia. E i Gesuiti inventarono le novene di Fatima (preghiere del rosario), che si facevano anche in Africa del Nord diffondendo buone relazioni pubbliche con il mondo islamico.
Gli Arabi credevano di onorare la figlia di Maometto, proprio quello che volevano i Gesuiti.
Il risultato diretto della visione di Fatima fu che papa Pio XII ordinò al suo esercito nazista di schiacciare la Russia e la religione ortodossa e rendere la stessa Cattolica. Pochi anni dopo aver perso la Seconda Guerra Mondiale, Papa Pio XII sorprese il mondo con la sua falsa visione del "sole danzante" per mantenere Fatima sui giornali. Fu un fantastico spettacolo religioso e il mondo ci ha creduto. Non ci sorprende il fatto che l'unico a vederlo fu Papa Pio XII.
La conseguenza fu che un gruppo di seguaci di tutto il mondo si trasformò in un esercito celeste di milioni di cattolici fedeli disposti a morire per la loro santa vergine. Ma ancora non abbiamo visto tutto. I Gesuiti avevano programmato l'apparizione della loro vergine per quattro o cinque volte in Cina, in Russia e in alcune grandi apparizioni negli Stati Uniti.
Cosa ha a che vedere tutto questo con l'Islam?
Vediamo cosa dice al riguardo il defunto vescovo Sheen:

"L'apparizione di nostra Signora di Fatima segnò un punto decisivo nella storia di 350 milioni di Musulmani.Dopo la morte di sua figlia Fatima, Maometto scrisse che lei era "la donna più venerata in Paradiso dopo Maria".

La vergine Maria volle farsi conoscere come Nostra Signora di Fatima come un segnale e una promessa per i Musulmani che credono nella nascita virginale di Cristo, e un giorno crederanno nella sua divinità".
Il vescovo Sheen disse che le statue della Vergine di Fatima per i pellegrini, furono ricevute con entusiasmo dai Musulmani in Africa, India e in altri luoghi. E che ci sono adesso dei musulmani che si recano alla Chiesa Cattolica Romana.


Alberto Rivera. 1988

Riferimenti:

La Cruz Doble, Chick Publ, pagg. 13,14

The Meaning Of The Glorious Koran, Pickthall, Mentor Books, pagg.220,221

Muhammad, Martin Lings, pagg. 81-84

Agosto 2002, Estratto dalla rivista Spectrum Magazine, dal Sito Web SpectrumMagazine, ripreso dal Sito Web WayBackMachine 10 Aprile 2014, dal Sito Web ArmonicosDeConciencia, traduzione di Nicoletta Marino.

"Dunque, non abbiate paura degli uomini. Tutto ciò che è nascosto sarà messo in luce, tutto ciò che è segreto sarà conosciuto. Quello che io vi dico nel buio, voi ripetetelo alla luce del giorno; quello che ascoltate sottovoce, gridatelo dai tetti. Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima. Temete piuttosto Dio che può mandare in rovina sia il corpo che l'anima, all'inferno. Due passeri valgono un soldo: eppure nessun passero cade a terra se Dio, vostro Padre, non vuole. Quanto a voi, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli. Perciò non abbiate paura, perché voi valete più di molti passeri!». «Tutti quelli che dichiareranno pubblicamente di essere miei discepoli, anch'io dichiarerò che sono miei, davanti al Padre mio che è in cielo. Ma tutti quelli che pubblicamente diranno di non essere miei discepoli, anch'io dirò che non sono miei, davanti al Padre mio che è in cielo."

Matteo 10:26-33


SEMPRE NELLE GROTTE

Dovrebbe anche far riflettere che, Maria è spesso rappresentata all'interno di una grotta. A Lourdes, a Fatima, la madonna se ne sta in una grotta, il papa la visita in grotta e le varie operazioni idolatriche che compie sono praticate nella grotta.

Le antiche divinità, pure, vengono fuori dalle grotte. Ignazio di Loyola (sant'Ignazio), fondatore e capo dell'esercito dei gesuiti, fa le riunioni con i suoi informatori ed aguzzini in una grotta. Anche Maometto riceve le sue informazioni in una grotta. Questa prassi, delle grotte buie, rientra nei protocolli del paganesimo e non ha niente a che vedere con la cristianità. Tutte le cattedrali cattoliche, e pure il Vaticano, nonché molte delle moschee islamiche sono collocate in luoghi di adorazione pagani.

Certo, la storia raccontata da Rivera, può sembrare inverosimile, ma spiegherebbe il fatto che nelle conversazione Pike-Mazzini del 1871, l'Islam è considerato come una "pedina del gioco" da utilizzare per i loro scopi diabolici.

Darebbe anche un altro significato ai legami tra CIA ed Agenzie di Intelligence musulmane, spiegherebbe l'amicizia che lega le gerarchie musulmane a quelle americane che presuppostamente dovrebbero odiarsi, mostrerebbe in un contesto diverso anche gli attentati dell'ISIS, la creazione dei video di propaganda di Al-Qaeda e ISIS da parte del Pentagono (https://www.rt.com/usa/361597-martin-wells-pentagon-videos/), nonché il finanziamento dei flussi migratori islamici verso l'Europa da parte di Soros (https://www.controinformazione.info/soros-esce-allo-scoperto-ed-ammette-di-finanziare-londata-migratoria/).

Tutto questo disegno, si plasmerebbe in un contesto di scontro ideologico programmato, utile solo agli interessi dei padroni dell'emissione monetaria, dell'industria della guerra, e del controllo sociale dei popoli. Lo scopo è quello di portare alla disperazione il mondo, affinché sia pronto all'accettazione del NWO.

"La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico. [...] Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle nazioni, l'effetto dell'ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria. Allora ovunque i cittadini, obbligati a difendersi contro una minoranza mondiale di rivoluzionari, questi distruttori della civiltà, e la moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove dirigere l'adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell'ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo!"

Se l'islam fosse quindi un'invenzione dell'apparato cattolico romano, anche la crociata contro l'Islam sarebbe solo un trucco, come lo è la finta guerra fredda fra blocchi capitalisti e blocchi comunisti. La guerra è un fatto vero, intendiamoci, ma le basi ideologiche su cui si basa sono tutte false, anche quando c'è di mezzo la tradizione religiosa. Infatti, la tragedia della guerra la vivono le persone comuni che sono sotto le bombe. I vantaggi della guerra li gode invece le élites dei blocchi in conflitto, sia quelle cattoliche che quelle dei loro colleghi musulmani. Le "élites al potere", siano comuniste, naziste, sioniste, cattoliche o musulmane, non sono realmente in conflitto fra loro (salvo i casi dei contrasti interni per il potere, ma questi non hanno relazione diretta con gli scontri armati scatenati contro i loro concittadini, bensì vengono regolati internamente, con colpi di stato, o morti "improvvise", ma mai e poi mai con guerre e conflitti.)


mercoledì 10 agosto 2022

AVVENTISTI E TDG - GEMELLI LITIGATI?

  

Avventisti & Testimoni di Geova (...e massoneria)

William Miller (Pittsfield, 15 febbraio 1782 – Hampton, 20 dicembre 1849) è stato un teologo e filosofo statunitense, ed è stato la figura più importante di quel filone escatologico cristiano che nel periodo 1830-1840 caratterizzò il fervore religioso degli Stati Uniti d'America, e che sarà conosciuto con il nome di Avventismo. In particolare, l'insieme dei suoi insegnamenti assumerà il nome di Millerismo, ed i suoi seguaci sono conosciuti con il nome di milleriti.

Al giorno d’oggi, sono numerosi gli eredi spirituali di W. Miller, molti dei quali hanno poi sviluppato con il tempo teologie proprie che si differenziano profondamente l’una dall’altra. Tra i tanti eredi possiamo annoverare diverse grandi confessioni religiose, tra le quali sei in particolare spiccano per importanza: la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno fondata nel 1863 e alle cui origini si trova il ministero profetico di Ellen G. White, gli Avventisti del Settimo Giorno del Movimento di Riforma (nati nel 1925), nel 1954 la Chiesa avventista del riposo sabatico, i Davidiani (nati nel 1955), la Chiesa Cristiana Avventista (nata in Salem, nel Massachusetts, dalla fusione dell’Unione della Vita e dell’Avvento di George Storrs con l’Associazione Cristiana Avventista) e poi nel 1974 la House of Yahweh di Yisrayl Hawkins. Mentre tra i movimenti che hanno trovato ispirazione nella predicazione di Miller, e dalla Chiesa Cristiana Avventista, ricordiamo gli Studenti biblici di Charles Taze Russell (il fondatore degli attuali Testimoni di Geova), così come Il libro di Urantia di William S. Sadler (24 giugno 1875 – 26 aprile 1969) che è stato uno psichiatra statunitense avventista che ha contribuito a pubblicare il libro di Urantia.

Biografia

William Miller nacque il 15 febbraio 1782 in Pittsfield (Massachusetts) da William Miller (un capitano dell’Esercito che diede al figlio il proprio nome di battesimo) e da Paulina Phelps (figlia di un noto predicatore battista). Morì il 20 dicembre 1849 ad Hampton, nello Stato di New York.

A 4 anni la sua famiglia si trasferì ad Hampton, un’area rurale dello Stato di New York. Fu educato nella casa materna fino a 9 anni, per poi frequentare l’allora nascente istituto scolastico East Poultney District School. Benché non abbia svolto studi di tipo universitario, la voglia di conoscenza e l’interesse per lo studio lo seguiranno per tutta la vita. Nel 1803, Willian Miller sposò Lucy Smith e si trasferì nella sua città natale, nei pressi di Poultney nel Vermont, dove acquistò una fattoria dedicandosi professionalmente alle attività agricole.

Guerra del 1812

Willian Miller prese parte alla guerra del 1812, partecipando anche alla celebre battaglia di Plattsburg, che vide l'esercito statunitense avere la meglio su quello inglese nonostante la grande disparità di forze in campo. Terminato il servizio militare nel giugno 1815 con il grado di capitano, dopo pochi mesi tornò nuovamente ad Hampton, nello Stato di New York.

La conversione

Una serie di fattori tra cui la morte del padre e della sorella e i drammatici ricordi di guerra contribuirono ad innescare un delicato percorso esistenziale che si concluse con il riavvicinamento alla Chiesa Battista, benché probabilmente non avesse rinunciato definitivamente al credo deista, facendolo convivere per qualche tempo con il cristianesimo. Da questo momento lo studio della Bibbia e la ricerca della verità non lo abbandoneranno più e i temi escatologici saranno al centro delle sue speculazioni. Possiamo dire che il periodo che va dal 1816 al 1823 è incentrato a studiare (Bibbia alla mano) i concetti di "Fine dei Tempi" e del "Secondo Avvento di Gesù".

La notorietà

Fino ai primi anni ‘30 del XIX secolo W. Miller resta un personaggio sconosciuto ai più. La sua prima lettura pubblica risale probabilmente al primo sabato dell'agosto 1831 nella città di Dresdan. Una data importante può essere considerata il 15 agosto 1832 quando inizia a pubblicare una serie di 16 articoli sul giornale battista Vermont Telegraph che in poco tempo gli permetteranno di essere conosciuto da una ampia fascia della popolazione riscuotendo un certo consenso di pubblico.

Forte della popolarità acquisita, nel 1834 pubblica una sinossi dei suoi insegnamenti in un trattato di 64 pagine. La successiva conoscenza di Joshua Vaughan Himes, un pastore di una chiesa di Boston nonché serio editore accrescerà la sua visibilità: il 28 febbraio 1840 appare il suo primo articolo nel quindicinale Segni dei Tempi, rivista a tutt'oggi esistente. Nel frattempo cominciano a nascere numerose pubblicazioni indipendenti a favore degli insegnamenti di W. Miller, il quale è ormai occupato a percorrere in lungo e in largo tutto il paese facendo comizi, incontri e sermoni in un crescendo di consensi anche al di fuori del continente americano.

Deismo e massoneria

Stabilitosi con la famiglia a Poultney, pian piano si avvicinò al Deismo (benché fosse un battista) immergendosi nella lettura di Voltaire, David Hume, Thomas Paine ed Ethan Allen, e strinse forti legami con la locale loggia massonica Morning Star, che gli valsero importanti incarichi pubblici ed anche qualche opportunità di crescita economica. Ben presto divenne una persona relativamente benestante, e contestualmente anche uno degli uomini più influenti della città di Poultney. In merito alla sua militanza nella Massoneria non si conosce molto, ad eccezione di pochi riferimenti biografici ad opera soprattutto dell’estimatore Sylver Bliss, che nel 1853 gli dedicò una biografia ove Willam Miller (elencato come Capitano Miller) viene poi dato come uno dei primi gran maestri di Morning Star Lodge No.27. Questa loggia massonica si dice che sia stata "organizzata in Poultney prima del 1800 anche se la data esatta non è nota."

Nella recente biografia di David L. Rowe: "William Miller e la fine del mondo God's Strange Work" (William Miller and the End of the World, Eerdmans: 2008) viene fornita un'ampia documentazione dei collegamenti massonici di William Miller, notando che ha partecipato a un incontro come un giovane apprendista massone il 4 marzo del 1798 ha aderito al Morning Star Lodge in Poultney e alla fine è salito al rango di Gran Maestro.

L’attesa del Secondo Avvento e la Grande Delusione

Negli Stati Uniti, i primi decenni del XIX secolo sono caratterizzati da un clima di fermento religioso con pochi precedenti, e W. Miller può benissimo essere considerato un rappresentante dei suoi tempi. Gli storiografi attribuiscono un'importante rilevanza storica alle previsioni di W. Miller, con un conseguente considerevole impatto sulla cultura religiosa contemporanea americana (e non solo).

Già a partire dal 1818 W. Miller aveva maturato la convinzione che il "Secondo Avvento di Gesù" sarebbe avvenuto tra il 21 marzo 1843 e il 21 marzo 1844. Il fondamento della sua convinzione era incentrato sul capitolo 8, versetti 13 (domanda) e 14 (risposta) del Libro di Daniele: 8,13 "Allora intesi un Santo che parlava e un altro Santo disse a quel tale che parlava: <<Fino a quando durerà la visione: il sacrificio perpetuo rimosso, l’empietà devastatrice che vi è stata installata e il santuario e la milizia conculcati?>>." 8,14 "Gli rispose: <<Ancora duemilatrecento sere e mattine! Allora sarà fatta giustizia al santuario!>>."

Il punto di partenza del computo era rappresentato dal settimo anno del regno di Artaserse I di Persia, cioè il 457 a.C., e, adottando il principio del giorno-anno, ad ogni giorno profetico fu attribuito il valore di un Anno solare. Dopo l’insuccesso della previsione, la data viene spostata al 18 aprile 1844, adducendo come possibile causa d’errore l’utilizzo del calendario ebraico non corretto (il Rabbinico in luogo dell’appropriato caraita). Ma anche questa previsione non si avverò. In un clima sempre più acceso, nell’agosto del 1844 un sostenitore di W. Miller, Samuel S. Snow, al camp-meeting di Exter nel New Hampshire cogliendo di sorpresa lo stesso W. Miller presenta un messaggio noto come "Messaggio del settimo mese" e/o "messaggio del vero grido di mezzanotte", che, basandosi sempre su Libro di Daniele 8,14 e sul calendario ebraico caraita, sostiene che Gesù si sarebbe rivelato al mondo "il decimo giorno del settimo mese" dell’anno in corso, ossia tra i giorni 22 e 23 ottobre 1844. All’alba del 23 ottobre 1844 quando il sole si leva senza che alcunché di visibile sia accaduto, è chiaro a tutti che la previsione di Samuel S. Snow e W. Miller è errata. Quest’ultima esperienza è conosciuta con il nome di "Grande Delusione" (in inglese Great Disappointment). Lo studioso Richard Lehmann nel suo libro Les Adventistes de suptième jour (Editions Brèpols, 1987, pagg. 12-13), sostiene che W. Miller, senza saperlo, sviluppò a modo proprio le convinzioni già espresse da altri, quali il gesuita Manuel Lacunza, il giurista messicano presso il tribunale dell’Inquisizione Gutierry de Rozas, il pastore anglicano e poi battista R. Scott, ed il missionario britannico J. Wolff.

Il post-22 ottobre 1844

Dopo la Grande delusione del 22 ottobre 1844, molti dei seguaci di W. Miller si allontanarono, mentre una buona parte di essi (verosimilmente la maggioranza), una volta superato lo shock, cercarono di trovare una soluzione e/o una giustificazione razionale all’errore. Il 29 aprile del 1845 nella città di Albany si tiene uno dei più importanti meeting nella storia dell’avventismo post-ottobre 1844, alla quale partecipano praticamente tutti i principali leader del movimento: Himes, Elon Galusha, Josiah Litch e Sylvester Bliss, nonché lo stesso W. Miller. La Conferenza generale di Albany (New York), che ha avuto inizio nel 1845, è stata uno dei principali gruppi che hanno provocato la nascita della Chiesa Cristiana Avventista.

Fondamentalmente furono due le principali forme di risposta alla Grande Delusione che i Milleriti seppero elaborare. La prima forma di risposta (adottata poi dalla Chiesa Cristiana Avventista, nata dalla fusione dell’Unione della Vita e dell’Avvento di George Storrs con l’Associazione Cristiana Avventista) afferma semplicemente che l’attesa era giusta e la data sbagliata.

La seconda forma (adottata poi dalla Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno) afferma che il giorno era corretto, ma errato era l’oggetto dell’attesa. Il maggiore sostenitore di questa risposta fu Hiram Edson (1806). Mentre il fondatore della Fede Baha'i, Bahá'u'lláh, affermava di rappresentare lui stesso il Ritorno di Cristo come pure di rappresentare le aspettative di altre religioni portando anche prove della Fine del mondo e della Sua posizione al riguardo. L'affermazione della Fede Baha'i coincide con la profezia di William Miller, che indica l'anno 1844. Per i bahá'í di provenienza cristiana, Bahá'u'lláh adempie le promesse del Cristo di "ritornare nella Gloria del Padre" e come "un ladro nella notte." La data del 1844, anno di fondazione della Fede, si lega a numerose profezie cristiane. I bahá'í, per esempio fanno notare che l'Africa Centrale fu aperta alla Cristianità intorno al 1840 e che quell'evento fu ampiamente commentato come l'adempimento della promessa del Cristo di ritornare dopo che "il Vangelo fosse stato predicato a tutte le nazioni." I bahá'í vedono negli insegnamenti di Bahá'u'lláh l'adempimento della promessa di Cristo di riunire tutte le genti così da divenire "un solo gregge" sotto "un solo pastore." 

Il 27 giugno del 1844 - Joseph Smith, il fondatore del Mormonismo, viene ucciso a Carthage. Relativamente a particolari attese della fine dei tempi, è stato argomentato che la battaglia di Armageddon è già avvenuta e che i martirii di massa previsti per la fine dei tempi siano già avvenuti nel contesto storico della Fede Baha'i.[1] Il Dr. Joseph Wolff (1795) è stato un grandissimo missionario ebreo tedesco convertito a Gesù Cristo. I suoi viaggi sponsorizzati dalla Società Biblica per le Sacre Scritture di Londra furono per lo più alla ricerca delle Dieci tribù perdute d'Israele. Portò il messaggio di Cristo in ben 14 lingue in tutto il mondo. Evangelizzando il secondo avvento di Cristo e distribuendo materiale biblico in molte lingue come Bibbie, Nuovi Testamenti e porzioni di essa. Avvicinò a Cristo giudei, cristiani e Musulmani. Questo al tempo che William Miller predicò il ritorno di Cristo per il 22 ottobre 1844 secondo la profezia di Daniele 8:14.

(Fonte: Wikipedia) 

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Miller, William (1782-1849) e millerismo o avventismo 

Premessa 

Nella prima metà dell'800 la parte occidentale dello stato di New York fu conosciuta come Burned over District o Burnt District  (distretto bruciato), secondo un termine coniato dall'evangelista Charles Grandison Finney (1792-1875), perché c'erano state così tante conversioni in occasione dei moltissimi revival religiosi, che si tennero nella zona durante il Second Great Awakening (Secondo grande risveglio), da non avere più combustibile da bruciare, cioè una maniera simbolica per dire che non c'erano più potenziali fedeli da convertire! In quest'area, a parte i seguaci di William Miller di cui si parlerà in questa scheda, nacquero altre nuove denominazioni religiose come i Mormoni, gli Shakers setta di Jemima Wilkinson, la Comunità di Oneida e la setta di Jemima Wilkinson, e apparvero diversi spiritisti come le sorelle Fox - fondatrici del movimento spiritualista americano - che nel 1848 affermarono di parlare con i morti. 

I primi anni 

Il predicatore americano William Miller nacque il 15 febbraio 1782 vicino a Pittsfield, nel Massachusetts, da una famiglia contadina, che si trasferì poco dopo nella parte occidentale dello stato di New York, quindi proprio nel sopraccitato Burned over District. Miller partecipò alla guerra tra Stati Uniti e Gran Bretagna del 1812 e questa dolorosa esperienza provocò in lui una crisi religiosa, cui il suo credo deista non era in grado di dare delle risposte. Decise quindi, in seguito ad un revival religioso nel 1816, di abbandonare la sua fattoria a Poultney Village, nel Vermont, e di convertirsi al battismo nel 1818 e impiegò i successivi 14 anni a studiare la Bibbia e, in particolare, le profezie in essa contenute, accettando alla lettera le loro previsioni, soprattutto quelle inerenti alla parusìa (la Seconda Venuta di Cristo). 

La dottrina millenarista 

Nel 1832 Miller iniziò un tour di predicazione, nel quale spiegò la sua dottrina millenarista portava a credere che l'Avvento di Cristo sarebbe stato nel 1843, che lo Il suo calcolo riprendeva quelli del pastore riformato tedesco Johann Petri (1718-1792), che aveva dedotto dal libro del profeta Daniele (passi 8,14 e 9,24) un periodo di 2300 anni, dal 453 a.C., quindi 2300 meno 453 fa 1847, data prescelta da Petri per la fine del mondo. Per Miller invece i calcoli iniziavano invece dal 457 a.C., anno in cui il re Artaserse I di Persia (464-424) autorizzò la ricostruzione di Gerusalemme, come riportato dal libro d'Esdra 7,12-26. Da queste riflessioni si otteneva l'equinozio di primavera (21 marzo) del 1843, ma, a parte il passaggio di una cometa tra il 28 febbraio ed il 1 aprile, non successe niente di particolare. Miller si accorse allora di un'imprecisione nei suoi calcoli: il calendario gregoriano non aveva l'anno zero, quindi corresse la sua previsione per il 1844, sempre al 21 marzo. Passata pure questa data inutilmente, Samuel Snow (1806-1870), un seguace di Miller, suggerì che dal passo del profeta Abacuc 2,3: "È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà", si poteva dedurre un certo ritardo, quantificabile in 7 mesi e 10 giorni, che avrebbe portato la data al 22 ottobre 1844 (la data nel 1844 del Yon Kippur, importante festività ebraica). 

I milleriti o avventisti 

Ormai erano tra 50.000 e 100.000 (anche se alcuni testi parlano di "milioni" di persone nel mondo influenzate da queste idee di Miller) le persone convertite alle dottrine millenariste di Miller, che dal nome del predicatore si denominavano milleriti o più comunemente conosciuti oggi come avventisti, perché attendevano l'avvento di Cristo: diversi di loro abbandonarono o vendettero le loro proprietà per predicare il Vangelo in quelli che loro credevano essere gli ultimi giorni del mondo. Tuttavia, la mattina del 23 ottobre, tutti si accorsero che Gesù Cristo non era affatto apparso nella data profetizzata e i milleriti provarono quindi quello sconforto, denominato "La Grande Delusione": parecchie migliaia abbandonarono la causa di Miller.

Altri suoi seguaci giustificarono, tuttavia, il mancato appuntamento con il fatto che, secondo la profezia, era successo un evento eccezionale in Cielo. Per esempio, divenne popolare la spiegazione fornita da Owen Russell Loomis Crosier (1820-1913), nel febbraio 1846, che fino a quel giorno Gesù aveva svolto il Suo ministero nel tabernacolo celeste, intercedendo per l'umanità, ma che da quella data si era trasferito nel Sancta Sanctorum e che la porta della salvezza era stata irrimediabilmente chiusa (dottrina della "porta chiusa") e soltanto coloro che avevano creduto nel messaggio millerita avrebbero potuto salvarsi. 

Eppure lo stesso Miller, che fu espulso dalla Chiesa Battista - e i suoi seguaci riuniti nell'Associazione Cristiana Avventista - continuò ad aspettare inutilmente la parusìa e morì il 20 dicembre 1849 a Hampton, nello stato di New York. 

Altre dottrine seguite dalle chiese d'ispirazione avventista 

Prima di elencare le chiese che presero ispirazione dalle profezie di Miller bisogna soffermarsi brevemente sulle altre dottrine che, contemporaneamente al millerismo, si consolidarono e spesso fecero parte del corpus dogmatico e delle abitudini di queste chiese: 

 - Sabbatarianismo (o sabatismo): il concetto secondo il quale il sabato (il settimo, secondo la Genesi) è il giorno prescelto per il riposo, dove l'uomo, come già aveva fatto Dio, doveva rigorosamente astenersi da qualsiasi lavoro manuale. Presente sporadicamente nei primi secoli del Cristianesimo, questa dottrina ritornò in auge nell'Inghilterra del XVII secolo, portatavi dagli unitariani dell'Europa orientale. Tra i dissidenti religiosi - emigrati dall'Europa in America nella prima metà del XVIII secolo - si segnalano i Battisti Tedeschi del Settimo Giorno di Johann Conrad Beissel, le cui idee sabbatariane influenzarono vari pensatori avventisti come Joseph Bates (1792-1872), autore del trattato Seventh-day Sabbath (Il sabbath del settimo giorno), e John Nevins Andrews (1829-1883).

 - Condizionalismo (o immortalità condizionata dell'anima): secondo cui l'anima, dopo la morte, entra in uno stato di sonno da cui si risveglierà solo al momento della parusìa, quando solo alle anime dei giusti toccherà l'immortalità, mentre quelle dei malvagi, fatte risorgere dopo il regno millenario di Gesù Cristo, saranno distrutti dal fuoco assieme a Satana. Curiosamente questa dottrina ha un inaspettato precursore: Papa Giovanni XXII , che nel 1331 aveva incautamente dichiarato che le anime dei morti in grazia di Dio avrebbero goduto della "visione beatifica" non subito dopo la morte, come affermava la tradizione cristiana, ma solo alla resurrezione dei morti e che, nell'attesa, essi avrebbero dormito godendo del conforto di Cristo "sotto l'altare". Fu smentito da un'affermazione in senso tradizionale dell'Università della Sorbona a Parigi. Nel XIX secolo il condizionalismo ebbe un revival con i popolari (200.000 copie vendute) Sei Sermoni di George Storrs (1796-1879) ed entrò a far parte della dottrina avventista.     

 - Il Nome Sacro di Dio (Sacred Name): secondo il quale Dio ha un nome sacro (Yahweh o Geova) e questo deve essere obbligatoriamente utilizzato e pronunciato se si vuole conseguire la salvezza.     

 - Precetti alimentari: alcuni avventisti seguono la legge di Mosè per quanto concerne la proibizione di consumare carni di maiale e in generale cibi impuri (spesso i fedeli di questi gruppi diventano vegetariani). Inoltre si astengono dal consumo di tabacco, alcool, caffè e tè.     

 - Anglo-israelismo: curiosa teoria, seguita da alcuni gruppi, tesa ad identificare USA e Gran Bretagna (ma anche altre nazioni dell'Europa Occidentale) come discendenti delle tribù perdute d'Israele (rispettivamente Manasse ed Efraim). 

Le chiese avventiste e sabatiste dopo la morte di Miller 

Dopo la Grande Delusione, gli avventisti si divisero man mano in diverse denominazioni e chiese:  

 - Evangelical Adventists (Avventisti Evangelici): Uno dei primi gruppi milleriti, che - maggioritario negli anni '40 e '50 del XIX secolo - rifiutò nuovi calcoli per la parusìa e rigettò le altre dottrine avventiste (sabbatarianismo, condizionalismo, Nome Sacro e pratiche giudaizzanti), ma, non avendo grandi differenze rispetto ai gruppi protestanti "storici", ne fu gradualmente riassorbito fino a scomparire.    

 - Advent Christian Association (Associazione Cristiana Avventista), fondata nel 1860 a Salem, nel Massachusetts da un gruppo di seguaci più stretti di Miller, più inclini a riformulare una nuova data per la parusìa. I principali fondatori furono Charles F. Hudson (1795-1881) e George Storrs, autore dei Sei Sermoni, sotto l'influenza di Jonathan Cummings (1785-1867), un autorevole discepolo di Miller, che aveva ricalcolato la data dell'avvento di Cristo per il 1854. Ma anche quest'ultima data passò senza un nulla di fatto e quindi fu fissata un'ulteriore nuova scadenza per il 1874 da parte di un gruppo, denominato The Midnight Cry (Il grido di mezzanotte), che faceva capo a Nelson Homer Barbour (1822-1906), il quale spiegò l'ennesima mancanza della fine del mondo con il fatto che, proprio perché era vicina la parusìa (la sua nuova previsione era per il 1914), era iniziato un periodo di presenza invisibile di Cristo in Terra per preparare il gruppo dei suoi eletti all'evento finale. Uno dei più stretti collaboratori di Barbour fu Charles Taze Russell, fondatore di un gruppo di Studenti Biblici, che nel 1931 avrebbe preso il nome con il quale è noto oggi in tutto il mondo: Testimoni di Geova .    

 - Life and Advent Union (Unione della Vita e dell'Avvento) fondata anch'essa nel 1863 da Storrs, predicatore molto attivo e artefice, come si è detto, della popolarità della dottrina condizionalista in ambiente avventista. Nel 1964 la Advent Christian Association e la Life and Advent Union si fusero nella Advent Christian Church (Chiesa Cristiana Avventista) (sito: http://www.adventchristian.org), che oggi conta circa 30.000 fedeli e che professa l'imminente parusìa, il condizionalismo, l'infallibilità della Bibbia e il battesimo per immersione totale, ma non il sabbatarianismo, i precetti alimentari della legge mosaica e le profezie di Ellen White.    

 - La chiesa più consistente della galassia avventista è, senz'altro, quella dei Seventh-day Adventists (Avventisti del settimo giorno), che prese avvio dal gruppo inter-denominazionale nel 1855 in Washington, nel New Hampshire, fondato dal sabatista Joseph Bates, da James White (1821-1881), anch'egli di convinzioni sabatiste, e dalla moglie di quest'ultimo, Ellen Gould Harmon White (1827-1915), che poi sarebbe diventata la vera leader di questa denominazione. L'attuale nome le fu data durante la prima conferenza generale, tenuta nel maggio 1863.     

- Church of God (Seventh-day) [Chiesa di Dio (Settimo giorno)], nata da una scissione di avventisti, capeggiata da Gilbert Cranmer (1814-1904), raccolti intorno alla rivista "The Hope of Israel" (La speranza di Israele) e che non accettavano le profezie di Ellen White. La caratteristica della chiesa è l'osservanza di precetti giudaizzanti, come la proibizione di cibi impuri e il rifiuto di festività cristiane.Tra i vari scismi che dovette subire il più importante fu quello di Herbert W. Armstrong (1892-1986), che fondò nel 1933 la Radio Church of God (Chiesa radiofonica di Dio), che cambiò il nome in Worldwide Church of God (Chiesa di Dio Universale) nel 1968. 

 - Sacred Name Movement (Movimento del Sacro Nome): Tra le denominazioni avventiste sabatiste giudaizzanti spesso anglo-israeliti si possono annoverare alcuni minuscoli gruppi (in tutto probabilmente non più di 5/7.000 aderenti), originariamente generati dalla Chiesa di Dio (Settimo giorno) e che seguono la dottrina del Sacro Nome, includendo sistematicamente la traslitterazione inglese Yahweh (o Yahvah) del tetragramma ebraico YHWH nella propria intestazione.  

(Fonte: http://www.eresie.it)