"... ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti;..." (1Corinzi 1:27)

domenica 22 maggio 2022

Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, in arte Madre Teresa di Calcutta

Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, 
in arte Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta non era madre, non si chiamava Teresa e non era di Calcutta... Figuriamoci il resto. 

Una donna senza scrupoli senza neanche la fede, che adesso si trova nelle fiamme dell'inferno e che viene acclamata e venerata dagli idolatri di tutto il mondo.

“Where is my faith? Even deep down… there is nothing but emptiness and darkness… What do I labor for? If there be no God, there can be no soul. If there be no soul then, Jesus, You also are not true.”

"Dov'è la mia fede? Anche nel profondo... non c'è che vuoto e tenebre... Perché e per chi lavoro? Se non c'è Dio non c'è neppure l'anima. Se non c'è l'anima allora, Cristo, anche Tu non sei vero."

Dal suo diario: “Come Be My Light”.

Madre Teresa è il supremo esempio di quel tipo di icona accettabilmente conservatrice diffusa da una cultura dominata dalle élite, una “santa” che non ha espresso una parola critica contro le ingiustizie sociali, e che ha mantenuto comode relazioni con i ricchi, i corrotti e i potenti.

Gli “ospedali” di Madre Teresa per gli indigenti in India e altrove si rivelarono poco più che magazzini umani in cui persone seriamente ammalate giacevano su materassini, a volte cinquanta o sessanta persone in una stanza senza il beneficio di un'adeguata assistenza medica. Generalmente i loro malanni non venivano diagnosticati. Il cibo era nutrizionalmente insufficiente e le condizioni sanitarie deplorevoli. C'era poco personale medico sul posto, più spesso suore e preti impreparati.

La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica privata in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.

Tuttavia, quando si occupava dei propri problemi di salute, Teresa si rivolgeva ad alcuni dei più costosi ospedali e reparti di cura del mondo per trattamenti allo stato dell'arte.

Da tutto questo si dovrebbe facilmente evincere che la novella santa VOLEVA la povertà, la considerava utile e necessaria, che non ha mai avuto la benchè minima intenzione di alleviare le sofferenze dei poveracci che raccoglieva lungo le strade, che il suo ideale (ma a quanto pare solo per gli altri e non per sè) era una vita di stenti, di sofferenze e di privazioni.

“Nell’ospedale di Madre Teresa a Calcutta, di fatto, varcate quelle mura la gente moriva senza cure mediche e medicine.” (Linda Polman)

venerdì 20 maggio 2022

Anima e Inferno

Ogni tanto mi tocca assistere alle oscenità dottrinali più svariate, tra cui quelle dei Testimoni di Geova e degli Avventisti che affermano convintamente che l"anima non esiste e nemmeno l'inferno (Ades) come luogo di tormento, essendo, secondo loro, soltanto un luogo di sepoltura, in pratica, un cimitero con buche al massimo profonde tre metri (come usiamo oggi ma nemmeno più perché si usano i loculi!!).

Questo è un sepolcro dove venivano sepolti i morti nella Giudea ai tempi di Gesù e pure prima, sepolcri scavati nelle rocce, ma non verso il basso bensì in orizzontale. Non mi sembra sia un "luogo di sotto" o "Ades". Piuttosto mi pare sia a livello della terra.
Ma ovviamente questo per loro è l'Ades.


Lascio parlare la Bibbia:

Atti 2:25 Infatti Davide dice di lui: "Io ho avuto del continuo il Signore davanti a me, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. 26 Per questo si è rallegrato il cuore mio e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne dimorerà nella speranza. 27 Poiché tu non lascerai l'anima mia nell'Ades e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. 28 Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita, tu mi riempirai di gioia alla tua presenza". 29 Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e il suo sepolcro si trova tra di noi fino al giorno d'oggi.

30 Egli dunque, essendo profeta, sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono; 31 e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l'anima sua non sarebbe stata lasciata nell'Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione.

Come mai l'anima di Gesù non sarebbe stata lasciata nell'Ades, visto che nell'Ades le anime non ci stanno perché non esistono e ci stanno invece solo i corpi dei morti?

Gesù è morto sulla croce ed è resuscitato il terzo giorno. Durante questi tre giorni l'anima Sua è scesa nell'Ades.

Prima della resurrezione di Gesù le anime dei morti andavano tutte nell'Ades (o Sceol in Ebraico) sia quelle dei giusti che quelle dei malvagi, ma erano separati da un grande baratro, i giusti erano nel seno di Abrahamo e i malvagi erano nei tormenti come si evince dalla storia del ricco e del mendicante Lazzaro in Luca 16:19-31.

Dopo la Sua morte Gesù scese a predicare nell'Ades in Spirito e dopo la resurrezione portò con sé le anime dei giusti in cielo, istituendo così il paradiso. 

Efesini 4:8 Per la qual cosa la Scrittura dice: «Essendo salito in alto, egli ha condotto in cattività una moltitudine di prigionieri e ha dato dei doni agli uomini». 9 Or questo: «È salito» che cosa vuol dire se non che prima era pure disceso nelle parti più basse della terra? 10 Colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. 

1 Pietro 3:18 Fu messo a morte nella carne, ma vivificato dallo Spirito, 19 nel quale egli andò anche a predicare agli spiriti che erano in carcere, 20 che un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate attraverso l'acqua, (...).

martedì 17 maggio 2022

I "mondi" di Ebrei 11:3


Qualcuno per dimostrare che Dio ha creato i pianeti prende come "prova" questo passo (cosa alquanto forzata e faziosa):

Riveduta:
<Per fede intendiamo che i MONDI sono stati formati dalla parola di Dio; cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti.> (Ebrei 11:3)

che Giovanni Diodati traduce:

Diodati:
<Per fede intendiamo che i SECOLI sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti.> (Ebrei 11:3)

Ma la parola in greco αἰῶνας significa "mondi" o "secoli"?
Quì dice che questa parola esprime un concetto di tempo:
http://biblehub.com/greek/165.htm

Dio ha creato "i mondi" o i "secoli" o piuttosto mondi significa che il mondo ha più livelli?

<<In the Greek Septuagint, the Greek word «αἰών» was used to translate the Hebrew word עוֹלָם [olam].
In writing to Jews, the author of the epistle to the Hebrews was referring to the creation of the manifold worlds which the Jews believed existed according to their tradition. By “worlds,” I mean not other galaxies, but rather, the Jews divided the world we inhabit into different parts.

For example, in the Jewish commentary Tzeror ha-Mor (צרור המור), Avraham ben Yaʿakov Saba refers to הג' עולמות (“the three worlds”):

“the lower world” (העולם התחתון)
“the middle world” (העולם האמצעי)
“the upper world” (העולם העליון)

Traduzione:

<<Nel Septuagint greco, la parola greca «αἰών» fu usata per tradurre la parola ebraica עוֹלָם [olam].
Scrivendo agli ebrei, l'autore dell'epistola agli Ebrei si riferiva alla creazione dei mondi moltiplicati che gli ebrei credevano esistessero secondo la loro tradizione. Per "mondi", non voglio dire altre galassie, ma piuttosto, gli ebrei hanno diviso il mondo in cui viviamo in diverse parti.

Ad esempio, nel commento ebraico Tzeror ha-Mor (Avril), Avraham ben Ya'akov Saba fa riferimento a הג 'עולמות ("i tre mondi"):

"Il mondo inferiore" (העולם התחתון)
"Il mondo centrale" (העולם האמצעי)
"Il mondo superiore" (העולם העליון)

Estratto da: https://hermeneutics.stackexchange.com/questions/8171/in-hebrews-12-to-what-does-the-greek-word-%CE%B1%E1%BC%B0%E1%BF%B6%CE%BD%CE%B1%CF%82-refer

Quindi, in conclusione, nella parola "mondi" sono compresi il cosiddetto paradiso (il mondo superiore), la terra (il mondo centrale) e l'Ades, il luogo di sotto o cosiddetto inferno (il mondo inferiore), ovvero anche i mondi invisibili spirituali, le altre dimensioni che i nostri occhi non vedono, Ricordiamoci che nella creazione in Genesi non viene menzionato nulla che faccia pensare a pianeti, galassie o spazio infinito.

sabato 14 maggio 2022

La Fenice

Il simbolo della Fenice trova le proprie origini nell’antico Egitto ove assumeva il significato solare associato alla città di Heliopolis. In essa veniva onorato il dio Sole Ra che ogni giorno sorgeva e tramontava. La fenice è un sogno d’immortalità, considerata simbolo sacro assomiglia ad un aquila reale, ha il piumaggio che va dal rosso al blu, dalla porpora all’oro. Gli antichi egizi furono i primi a parlare della fenice ossia del Bennu, nome che deriverebbe dal verbo “benu” che significa risplendere, sorgere o librarsi in volo. I testi delle piramidi parlano di un uccello simile ad un airone comparso sulla prima collina emersa dalla acque primordiali.

La Fenice è il simbolo più importante del Satanismo e della Massoneria perché rappresenta Satana trionfante che risorge dalle ceneri dopo la sua caduta.

"la fenice è un simbolo del nostro dio Lucifero che è stato abbattuto ma tornerà a regnare sul mondo intero" (William Schnoebelen) 

Lucifero gettato sulla terra
risorgerà dalle sue ceneri
La Fenice rappresenta la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti, in questo uccello, riposero il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità risultato finale della Grande Opera. Il simbolo alchimistico è molto diffuso e viene spesso impiegato per raffigurare la proprietà della Pietra Filosofale capace di moltiplicare e aumentare la quantità d’oro ottenibile dalla trattazione della vile materia prima. 

L’iconografia della Fenice viene dopo quella del Pellicano non solo nel rispetto della successione delle fasi alchemiche ma, anche nel significato rispetto a quello che lo precede. Infatti la sua capacità di ricrearsi acquisisce il significato divino nei confronti di quello umano del Pellicano. La simbologia del Pellicano fu impiegata in molteplici significati, fra cui quello della Pietra Filosofale, per l’interesse non egoistico in quanto il Pellicano nutre i suoi piccoli con il sangue che sgorga dal suo petto è l’immagine dell’amore paterno.

Il sangue scaturente dal petto del Pellicano è, per l’Ars Symbolica, la forza spirituale che alimenta il lavoro dell’alchimista che con grande amore e sacrificio conduce la ricerca della perfezione. Nell’iconografia alchemica il Pellicano simboleggia un particolare vaso nel quale veniva riposta la materia liquida da distillare.


Tornando alla Fenice, il suo nome deriva dal magnifico aspetto rosso dell’uccello, ‘fenice’ deriva dal greco phoinix – della fenicia, che vuol dire anche rosso, evoca il fuoco creatore capace di dissolvere le tenebre della notte simboleggianti la condizione della morte, del peccato, dell’anima liberata dalla natura umana che l’opprime.


Secondo un mito greco, rifacentesi ad uno più antico egizio, la Fenice risorgeva dalle ceneri della sua pira ogni cinquecento anni e tale leggendaria immagine di longevità ed immortalità costituì, durante il Medioevo, un parallelo con l’immortalità e la resurrezione di Cristo dal Santo Sepolcro. Sempre in Grecia con Esiodo e poi con Erodoto, descrissero la fenice come un esemplare unico, sempre maschile che viveva in un oasi del deserto d’Arabia. Quando moriva, il suo successore creava con la mirra un grosso uovo e v’introduceva il corpo del padre, chiudeva poi l’uovo con altra mirra e lo trasportava fino a Eliopoli in Egitto per deporlo sul tempio del dio Sole.

La leggenda che ci racconta Tacito negli “Annales” si allontana ancora di più dall’originale: secondo lui, la Fenice si fabbricava in Arabia un nido con ramoscelli di piante aromatiche, dal quale usciva la nuova Fenice che indi bruciava il padre. Secondo altri antichi, infine, l’animale, giunto a tardissima età, si uccideva sopra un rogo di legni odorosi per poi risorgere dalle proprie ceneri, più puro e più bello. In Roma tale mito, conosciuto già in età repubblicana, avrebbe fornito al poeta Levio (secc. II-I a. C.) lo spunto per la composizione di un carme figurato nel quale la disposizione dei versi riproduceva l’immagine di un’ala.


Durante l’impero romano, la leggenda della Fenice assurse a simbolo del mondo che si ripete e si rinnova incessantemente: cantata, tra l’altro, da Ovidio e da Claudiano, e riferita da Plinio il Vecchio. Anche artisti e scrittori cristiani ne sfruttarono le potenzialità allegoriche, piegando l’antico mito a significare misticamente la promessa cristiana della resurrezione e della vita eterna: tale nuovo valore informa di sé tanto il “De carnis resurrectione” di Tertulliano quanto il “De ave phoenice” attribuito a Lattanzio. Cosa rara e quasi impossibile a trovarsi, la Fenice divenne nel linguaggio popolare un qualcosa di tanto straordinario da sembrare inverosimile, una specie di portafortuna per le persone buone, un qualcosa di magico, senza età né tempo. Il significato che comunemente si ricava dal mito della Fenice, in grado di risorgere dalle proprie ceneri, è che la fine di un ciclo non comporta la distruzione di tutto quanto fatto, bensì è permesso ripartire da dove si era arrivati per proseguire il cammino ad un livello superiore.


Anche i cinesi conoscevano un’analoga figura di animale mitico convenzionalmente chiamato fenice. Rappresentato con corpo di drago e testa di fagiano, era anch’esso simbolo di immortalità, nonché emblema dell’imperatrice.

venerdì 13 maggio 2022

Ignazio di Loyola e i Gesuiti

Questa è la statua di Ignazio di Loyola (ebreo marrano e fondatore del satanico ordine dei Gesuiti che ha notevolmente influenzato società segrete come la Massoneria) presente nella navata centrale all'interno della Basilica di San Pietro, in Vaticano. In questa foto potete vedere Loyola con in mano la costituzione gesuita (si può leggere anche il motto dei Gesuiti ‘Ad maiorem Dei gloriam’ che letteralmente significa: «per la maggior gloria di Dio» mentre calpesta una donna cristiana con in mano una Bibbia. Questa statua ci deve ricordare l'odio che il papato ha avuto ed ancora ha nei confronti di noi veri credenti che ci atteniamo alle Sacre Scritture. Infatti durante il regno di terrore della Roma papale decine di milioni di Cristiani furono perseguitati e messi a morte perché rifiutarono di inchinarsi davanti all'autorità del papa. Tutto questo accadrà di nuovo quando negli ultimi tempi si manifesterà l'anticristo ed il marchio della bestia sarà legge.

IL GIURAMENTO GESUITA 

Il seguente è il testo di ‘Jesuit Extreme Oath of induction’ (Estremo giuramento gesuita di induzione) come registrato nei giornali del 62° congresso, 3° sessione, dei registri del congresso degli Stati Uniti (House Calendar N° 397, registro N° 1523, 15 febbraio, 1913, pp.3215-1316), dal quale è stato successivamente strappato. Il giuramento è anche citato da Charles Didier nel suo libro Roma sotterranea (New York, 1843), tradotto dall’originale francese. Il Dr. Alberto Rivera, il quale scappò dall’ordine gesuita nel 1967, conferma che la cerimonia dell’induzione e il testo del giuramento gesuita che lui prese parte sono identici a quello che citeremo di seguito.

Quando un gesuita di rango minore sta per essere elevato al comando, viene condotto in una cappella del convento dell’ordine, dove ci sono solamente tre persone presenti. Il superiore principale sta in piedi davanti all’altare. In tutti e due i lati ci sono due monaci in piedi, uno dei quali tiene una bandiera gialla e bianca, che sono i colori papali, e l’altro una bandiera nera con una daga e una croce rossa sopra un teschio e ossa, con la parola INRI, e sotto di loro le parole IUSTUM NECAR REGES IMPIUS. Il significato del quale è: si tratta di sterminare ed annichilire i re, governi o sovrani empi ed eretici.

Sopra il pavimento c’è una croce rossa davanti alla quale il candidato si prostra. Il superiore gli porge un piccolo crocifisso nero, che il candidato prende nella sua mano sinistra e lo preme sul suo cuore, e il superiore nello stesso tempo gli presenta una daga, che lui afferra dalla lama e punta contro il suo cuore; il superiore mantenendo la daga ancora dal manico, si indirizza verso il candidato:

(Il superiore dice:)

“Figlio mio, ti è stato insegnato ad agire da dissimulatore; di essere un cattolico romano tra i cattolici romani, e di essere una spia fra i tuoi confratelli; di credere a nessun uomo, di fidarti di nessun uomo, di essere un riformista tra i riformisti; un ugonotto tra gli ugonotti; un calvinista tra i calvinisti, di essere generalmente un protestante tra i protestanti. Ed acquisendo la loro fiducia, di chiedere di parlare persino dai loro pulpiti e di denunciare, con tutta la veemenza della tua natura, la nostra sacra religione e il Papa; ed anche di cadere così in basso da essere un giudeo tra i giudei; che ti sia concesso di raccogliere tutta l’informazione, per il beneficio del tuo ordine e come fedele soldato del Papa. Ti è stato insegnato di piantare insidiosamente i semi della gelosia e dell’odio tra gli stati in pace, ed incitarli ad imprese di sangue, coinvolgendoli in guerre l’uno contro l’altro, e di creare rivoluzioni e guerre civili nelle comunità, province e nazioni una volta indipendenti e prospere, e che coltivano le arti e le scienze, godendo le benedizioni della pace. Di prendere parte con i combattenti e di agire segretamente in accordo con il tuo fratello gesuita che potrebbe essere impegnato nella fazione opposta, ma apertamente in contrasto con ciò a cui sei connesso, che infine sia vincitore la Chiesa soltanto, nelle condizioni dettate nei trattati di pace…e che il fine giustifichi i mezzi. Ti sono stati impartiti i tuoi doveri da spia, di raccogliere tutte le statistiche, i fatti e le informazioni in tuo potere, da ogni fonte; di ingraziarti la fiducia del circolo famigliare dei protestanti e degli eretici di ogni classe e carattere, cosi come quello del mercante, del banchiere, dell’avvocato, fra le scuole e le università, nei parlamenti e nelle legislature, nelle magistrature e nei consigli di stato, e di ‘essere ogni cosa per tutti gli uomini’ per la causa del Papa, i cui servi noi siamo fino alla morte. Hai ricevuto fin qui tutte le istruzioni come novizio, un neofita, ed hai servito come coadiutore, confessore e prete, ma non sei ancora stato investito di tutto ciò che è necessario per comandare nell’esercito di Loyola, nel servizio del Papa. Devi prestarti al tempo appropriato come strumento ed esecutore, così come indicato dai tuoi superiori; poiché nessuno qui può comandare senza avere consacrato i propri lavori con il sangue dell’eretico; poiché ‘senza spargimento di sangue nessun uomo può essere salvato’. Pertanto, per adattarti al tuo lavoro ed assicurarti la salvezza, dovrai, in aggiunta al tuo precedente giuramento di obbedienza al tuo ordine e di lealtà al Papa, ripetere dopo di me:

"[...]Inoltre, prometto e dichiaro che, quando si presenterà l’opportunità, farò ed intraprenderò implacabile guerra, segretamente o apertamente, contro tutti gli eretici, protestanti e liberali cosi come indicatomi; di estirparli e sterminarli dalla faccia della terra; e che non risparmierò né età, né sesso o condizione, e che impiccherò, brucerò, devasterò, bollirò, stroncherò, strangolerò e seppellirò vivi questi eretici infami, squarterò gli stomaci e i grembi delle loro donne e frantumerò contro i muri le teste dei loro bambini, così da annichilire per sempre la loro razza esecrabile. E quando ciò non potrà eseguirsi apertamente, userò segretamente la coppa che avvelena, la corda che strangola, l’acciaio del pugnale o la pallottola di piombo, incurante di onore, rango, dignità o autorità della persona o delle persone, qualsiasi la loro condizione di vita, pubblica o privata, così come, in qualunque momento, mi sarà ordinato, da qualunque agente del Papa o Superiore della fratellanza della Santa Fede, la compagnia di Gesù. In conferma del quale, io con la presente, dedico la mia vita, la mia anima, e tutti i poteri corporali, e con la daga che ora ricevo io sottoscriverò il mio nome scritto con il mio sangue in testimonianza di ciò. E se mi dimostrassi falso, o debole nella mia determinazione, possa la mia fratellanza e i soldati della milizia del papa tagliare le mie mani e miei piedi e la mia gola da orecchio a orecchio, la mia pancia sia aperta e il zolfo bruci ciò che è all’interno con tutte le punizioni che possono essere inflitte su di me in questa terra, e la mia anima sia torturata dai demoni nell’inferno per sempre. […]“

(lui scrive il suo proprio nome con la punta della daga intinta del suo proprio sangue preso dal suo cuore)

Il superiore dice ancora altre cose e alle fine dice:

“Vai, pertanto, in tutto il mondo e prendi possesso di tutte le terre nel nome del Papa. Chi non lo accetterà come vicario di Gesù e come il suo vice-reggente sulla terra, lasciate che sia maledetto e sterminato.”